L’ importanza del Maestro

Ven. Ghesce Sonam Gyaltsen

Estratto di insegnamenti di Lam-Rim (Il Sentiero Graduale verso l’Illuminazione) dati dal Ven. Ghesce Sonam Gyaltsen del Monastero di Gaden Jangtse, in Francia.

Il Pandit indiano Atisha ricorda che, se la vita è estremamente corta, le cose conoscibili sono, al contrario, infinite. Non solo la vita è breve, ma nessuno sa esattamente quando essa terminerà. Per questa ragione Atisha raccomanda di consacrarsi, tra tutte le cose conoscibili, allo studio di quanto permette di ottenere ciò a cui si aspira. In altri termini, se si desidera la liberazione, bisogna studiare principalmente ciò che conduce a essa. Se vogliamo ottenere la liberazione, ci occorre – per cominciare – ricercare un Maestro spirituale capace di spiegarci come fare per accedervi. In seguito dobbiamo consacrare i nostri sforzi allo studio dei metodi che conducono alla liberazione e applicare infine queste tecniche. Ma una sola vita umana, così corta, non consente di studiare tutto il conoscibile. Dharmakirti insisteva sulla necessità di trovare un Maestro capace di insegnarci. Come raggiungere ciò che desideriamo? Per esempio, se la liberazione è il nostro obiettivo, noi dobbiamo cercare un Maestro che possa indicarci come ottenerla e non un Maestro dotato unicamente di poteri straordinari, come il volare nello spazio, perché questo non ci servirà a niente per ottenere la liberazione. Allo stesso modo, non ci sarà di alcuna utilità un Maestro dotato di chiaroveggenza, che abbia la capacità di vedere molto lontano. Se questo è tutto ciò che desideriamo, possiamo prendere come professore un’aquila, perché queste hanno la vista acuta, vedono a chilometri di distanza. Ma se la nostra ambizione è la liberazione, quali che siano i poteri più o meno straordinari che qualcuno possa esibire, non ci aiuteranno per niente. Perciò non è questo che dobbiamo ricercare. Dharmakirti aggiungeva che scovare qualcuno capace di indicare il numero di insetti brulicanti nella terra non servirebbe a niente. Può essere un potere straordinario, ma che non è di alcuna utilità per assicurarci la liberazione. Innanzitutto riflettiamo un istante e determiniamo esattamente ciò che vogliamo. Se vogliamo imparare a preparare dei medicinali, dobbiamo rivolgerci ad un professore in grado di insegnarci, vale a dire a qualcuno che sia capace lui stesso di fabbricarli. Potremo ben scegliere un professore di grande reputazione, ma se non sa come preparare le medicine non ci sarà di nessun aiuto nel nostro compito. Dovete fare molta attenzione perché il Dharma sta appena debuttando in Occidente (teniamo presente che gli insegnamenti sono stati tenuti nel luglio del 1986). Se vi interessate al Dharma, dovete cercare di trovare una guida che lo conosca perfettamente e che sappia inoltre spiegarvi ciò che sa. D’altra parte, se miriamo alla liberazione, le nostre letture dovranno essere in relazione a questa, trattare dei metodi che vi conducono, perché se vertono su altri argomenti, nessuno dubita che siano molto interessanti, ma questo non ci farà progredire verso il nostro scopo. Leggiamo dunque delle opere in relazione al nostro obiettivo e ricerchiamo i metodi che conducono alla liberazione. Nelle nostre esistenze passate, in particolare nella precedente, pare che abbiamo incontrato dei buoni compagni, degli amici spirituali, perché grazie a loro abbiamo praticato e rispettato l’etica. Grazie alla nostra osservanza dell’etica, abbiamo ottenuto una rinascita favorevole, la condizione umana, dotata in più di tutte le libertà e di tutti gli attributi. Si parla di “amici nel Dharma”, di amici spirituali e, a questo proposito, si utilizza spesso la parola Ghesce. Si potrebbe tradurre questa parola con “amico di ciò che è buono, di ciò che è bene, di ciò che è Virtuoso”. Tutti gli amici in grado di darci l’esempio, di incitarci a fare il bene, di darci dei consigli e di mostrarci ciò che è preferibile fare, e ugualmente tutti gli amici accanto ai quali esitiamo a fare il male perché ce ne vergogneremmo, tutti possono essere chiamati Ghesce, “amici nella virtù”. Il vero significato di Ghesce è questo. Per il titolo Lama, è pressappoco la stessa cosa. Il Lama è colui che indica la buona via, il cammino da seguire; Lama è colui che è “carico di qualità”. ll senso che riveste la parola sanscrita guru o il termine tibetano Lama è identico. Colui che non è capace di mostrare la via verso l’illuminazione, anche se può volare nello spazio o penetrare sotto terra, anche se ha dei poteri straordinari, è un Lama. Ci si meraviglia, si va in estasi di fronte ai poteri super normali. In effetti non hanno nulla di così meraviglioso e non sono prova di un livello spirituale elevato, perché gli spiriti avidi e molti spiriti del male o demoni hanno delle facoltà di questo genere. I Ghesce, gli amici nella Virtù, devono essere ricercati attorno a noi, tra i compagni vicini. Nel nostro ambiente alcuni praticano bene, hanno una buona condotta o possono dare l’esempio o dei buoni consigli? Questi sono dei Ghesce, degli amici virtuosi. E poiché amiamo avere degli amici, è preferibile sceglierli in questa categoria.

Insegnamenti dati all’Istituto Vajra di Toulouse (Francia), nel luglio 1986. Traduzione in francese realizzata da Annick laurent e corretta da Marie-Stella Boussemart. Editions Vajra Yogini 1989 – 81500 – Marzens (Francie). Traduzione in italiano realizzata nel 1997 da Maria-luisa Donà. Istituto di Studi Buddhisti Samanabhadra, via di Generosa, 24 – 00148 – Roma (Italia)

Nota: per volontà del Ven. Maestro Ghesce Namgyal, in questo sito non vengono pubblicati gli insegnamenti orali trasmessi nella sede dell’Istituto, né di Sutra né tanto meno di Tantra, poiché il Venerabile ritiene molto più importante, per chi è nella possibilità, di assistere ad essi personalmente. Per questo motivo, vengono pubblicati stralci di articoli apparsi su internet, libri, ecc. di Venerabili Maestri, che sono oramai di pubblico dominio, oppure facenti parti di testi importanti, allo scopo di stimolare la lettura, l’investigazione e lo studio del Dharma.

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