Meditazione nei confronti del Maestro spirituale (seconda parte)

Estratto di insegnamenti di Lam-Rim (Il Sentiero Graduale verso l’Illuminazione) dati dal Ven. Ghesce Sonam Gyaltsen del Monastero di Gaden Jangtse, in Francia.

(seconda e ultima parte)

Meditando in questa maniera, se riusciamo a provare una grande fede nei confronti del Maestro e lo consideriamo ormai come un Buddha, questo prova che la nostra meditazione è corretta e che ab­biamo ottenuto delle realizzazioni. Se invece non sentiamo nulla di particolare, alcuna specie di fervore, è perché il nostro modo di me­ditare non è ancora a punto. Bisognerebbe allora consolidare il no­stro coraggio, la nostra determinazione e, pensando agli esempi dati da Milarepa allorché seguiva il suo Maestro Marpa o da Naropa quando seguiva Tilopa, dire a noi stessi che vogliamo seguire il no­stro Maestro allo stesso modo in cui essi hanno seguito il loro.

Il Maestro compie realmente l’attività dei Buddha, perché se questi compiono il bene degli esseri è perché mostrano loro la via da prendere. Tutto ciò che i Buddha possono fare è di indicare agli esse­ri ciò che deve essere fatto e non fatto, ciò che è bene compiere e ciò che è meglio rigettare. Al di fuori di questo, non immaginate che essi arrivino con dei secchi d’acqua per lavare le impurità degli esseri! Allo stesso modo, i Buddha non possono togliere con le proprie ma­ni tutte le sofferenze. Si può estrarre una spina piantata nel piede, ma non si può eliminare con le proprie mani tutti i dolori degli esseri. Buddha Shakyamuni stesso annunciò che avrebbe esposto la via del­le Quattro Nobili Verità e che è impegnandosi su questa via che i praticanti avrebbero potuto liberarsi.

Je Tsong Khapa ha dimostrato che il modo corretto di seguire il Maestro sta alla base dì tutte le qualità. Bisogna comprenderlo bene, Egli insisteva affinché ci si sforzasse di sviluppare il più grande ri­spetto. Anche nella vita quotidiana, se vogliamo andare in qualche posto, abbiamo bisogno di qualcuno che ci indichi la strada, che ci dica da dove passare; se no, avremo delle difficoltà a trovare l’indi­rizzo dove desideriamo arrivare. A maggior ragione, per arrivare alla liberazione, per accedere all’onniscienza di un Buddha, abbiamo bi­sogno di un Maestro che ci mostri la strada. Se desideriamo ottenere la liberazione, dobbiamo dunque incominciare a cercare di scoprire dove sarà possibile trovare un Maestro capace di mostrarci il cammi­no. Questo Maestro deve essere all’altezza di indicare la via fino alla liberazione, ma deve anche avere della compassione per gli esseri ed aver lui stesso praticato ciò che spiega. Bisogna essere molto pru­denti e, prima dì tutto, esaminare bene le qualità del Maestro virtua­le. Non è perché in qualche luogo viene dato un’insegnamento sul Dharma che bisogna per forza accorrervi. Bisogna essere ancora più circospetti e fare estremamente attenzione, perché il Dharma è molto importante. Un Maestro non è uno qualunque. Nella tradizione dei Sutra, affinché qualcuno possa essere considerato come un Maestro, bisogna che egli ne possieda le dieci qualità. Non elencherò ora que­ste dieci qualità; ciò richiederebbe troppo tempo. Volendo ridurre al minimo, un Maestro deve aver praticato le tre istruzioni superiori. Per i Tantra, un Maestro deve avere qualità ancora maggiori. La pri­ma cosa da fare è dunque verificare se il Maestro abbia effettivamen­te tutte le caratteristiche volute. Una volta convinti che un Maestro possiede tutte le qualità richieste, si può allora, ma soltanto allora, seguirlo e chiedergli delle istruzioni o delle iniziazioni.

Dall’istante in cui si è stabilita una relazione con un Maestro, o si siano seguiti i Suoi insegnamenti, anche se non si arriva immediata­mente a considerarlo come un Buddha, bisogna ai minimo essere atten­ti a non ravvisare in lui dei difetti e a non criticarlo. Vi ho già detto ieri che bisogna considerare il Maestro come un Buddha. Perché questo? Perché è per suo tramite che si può ottenere la benedizione dei Buddha, anche perché è molto benefico per il discepolo considerare che il Mae­stro sia un Buddha. In effetti, per il Maestro non ha assolutamente alcu­na importanza essere considerato o meno come un Buddha. La diffe­renza esiste piuttosto per il discepolo, che può trarne vantaggio. Dal momento però che si é stabilita una relazione con un Maestro, se lo si critica, non solo non si potrà ottenere nuove qualità, ma quelle che già si avevano saranno completamente degradate. Sarà anche molto nociva un’attitudine negativa nei confronti del nostro Maestro.

A proposito del Maestro spirituale, sì parla anche del Maestro principale, del “Maestro radice”. Come si arriva a distinguere il Mastro-radice quando si hanno più Maestri? Il criterio preso in considerazione non sarà la posizione gerarchica di questo Maestro. E non sarà neppure la sua posizione sociale, né la sua fama, né la sua audizione. In effetti, per scoprire tra tutti i Maestri il proprio Guru-radice bisogna osservare l’effetto prodotto su di noi dai suoi in­segnamenti. Il Maestro-radice è colui i cui insegnamenti ci sono di maggior beneficio e ci apportano la trasformazione più grande.

Adesso esaminiamo questa preziosa rinascita umana che abbia­mo ottenuto. Abbiamo attualmente il supporto di un corpo umano, vale a dire che abbiamo tutte le capacità, Ie facoltà per compiere pressappoco tutto quello che desideriamo,  in particolare, possiamo studiare. Per quanto ci riguarda, disponiamo di tutte le condizioni fa­vorevoli perché abbiamo ottenuto un corpo umano e per di più ab­biamo le più propizie condizioni esterne:

  • abbiamo potuto incontrare dei Maestri capaci di mostrarci la via della liberazione;
  • abbiamo anche potuto incontrare gli insegnamenti dati dal Buddha, poiché quelli di Buddha Shakyamuni esistono sem­pre e questi insegnamenti mostrano senza alcun errore le tappe della via da percorrere per ottenere la liberazione e il risveglio completo di un Buddha.

Quando dico che l’insegnamento del Buddha è valido e senza errori, non è per una forma di settarismo, perché io sono buddhista. È un fatto che l’insegnamento del Buddha è senza errori; questo pos­siamo verificarlo per conto nostro. Per verificarlo, bisogna esamina­re il Suo insegnamento. Il Buddha stesso ha esortato a non credere mai a nulla a priori, semplicemente perché è stato detto da Lui, ma ad osservare sempre con molta attenzione i Suoi insegnamenti. Se avendoli esaminati, si constata personalmente che sono validi, si può accoglierli; ed è un modo di procedere fondato, ragionato. 

Nota: per volontà del Ven. Maestro Ghesce Namgyal, in questo sito non vengono pubblicati gli insegnamenti orali trasmessi nella sede dell’ Istituto, né di Sutra né tanto meno di Tantra, poiché il Venerabile ritiene molto più importante, per chi è nella possibilità, di assistere ad essi personalmente. Per questo motivo, vengono pubblicati stralci di articoli apparsi su internet, libri, ecc. di Venerabili Maestri, che sono oramai di pubblico dominio, oppure facenti parti di testi importanti, allo scopo di stimolare la lettura, l’investigazione e lo studio del Dharma.

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